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Nessun elemento della sua vita riusciva più a incastrarsi con tutti gli altri, come in una colonnina del Tetris non risolta e ormai satura di blocchetti ammassati. Li aveva visti scendere uno a uno, li aveva visti schiacciarsi inesorabilmente in direzione della base, e le parti convesse troppo raramente si erano infilate in quelle concave permettendole di guadagnare spazio vitale. Ormai sentiva soltanto il ronzio angosciante del Game Over.

 Attacco di scoria  (Scoria #3)  GAME OVER

E arriveranno gli acari
a nutrirsi delle nostre scorie
d'amore.

Acari

SCORIA #2 (Corpo)

“Se vuoi puoi fermarti a dormire qui stanotte”, disse lei distanziandosi e girandosi dall’altra parte.

“È l’invito più ridicolo che io abbia mai sentito”, fece lui sfilando via dal letto, attraversando il corridoio e chiudendosi alle spalle il portone di casa. Effettivamente, era chiaro che non si trattasse proprio di un invito, ma di una forma di cortesia anche piuttosto forzata, e del resto il rifiuto la fece sentire come se le mancasse un pezzo. Però, nel profondo, era sollevata.

Eppure lei lo aveva amato intensamente, un tempo. E non si spiegava come mai adesso non riuscisse a sopportare la sua presenza, e più che altro il suo odore. Sì, perché era l’odore e il sapore di lui che la inducevano a stargli lontana. Così, nel buio di sotto le coperte lei già meditava con gusto le manovre con cui la mattina dopo avrebbe spalancato la finestra, cambiato le lenzuola e rinfrescato ogni angolo dove lui aveva appoggiato il cappotto, la sciarpa i vestiti. Pensò anche che era incredibile quanto la porosità di un tessuto, o del legno dei mobili, o dei muri di una casa potesse intridersi di odori e sapori che a loro volta emanavano sensazioni. Pensò che non riusciva più a sopportare tracce olfattive di lui nella sua stanza. E poi pensò che era una stronza, per aver avuto simili pensieri su un uomo per lei così caro e importante. Tuttavia, era certa di detestare l’afflato di fumo misto a vino che lui le aveva impresso baciandola e che adesso le impastava la bocca. Se lo sentiva addosso ovunque, visto che lui non aveva risparmiato di scandagliare un solo centimetro del suo corpo con la lingua. Si sentiva sporca e appiccicosa e si pregustava, immaginandola, la doccia del giorno dopo, che goccia a goccia avrebbe fatto scivolare via dall’imboccatura del tubo quella pellicola che le rivestiva la pelle. Rimuginava anche sul momento purificatore in cui avrebbe immerso nell’acqua calda e sapone il vestito di lana che aveva ancora addosso quando lui le era venuto incontro sotto casa e poi dentro, sul suo letto, con la prepotenza disperata di chi sa di aver perso quello che prima possedeva. Il lavaggio avrebbe trascinato via ogni traccia di lui. Perlomeno fuori dal corpo di lei.

Il corpo! Quella sera, lei aveva capito che le decisioni che non riusciva a prendere arrampicandosi tra i pensieri e lambiccandosi nei ragionamenti le avrebbe prese ascoltando le reazioni di quel fedele involucro.

SCORIA #1 (Sottovuoto)

Aveva deciso di impacchettare la sua memoria. Avrebbe buttato in uno scatolone ogni attimo di quella storia marcia e ormai ridotta a brandelli. Pezzi di giorni andati, frammenti di visioni che continuavano a palesarsi ai suoi occhi, ombre e colori e voci alle quali ancora si illudeva di poter rispondere, magari riuscendo a modificare il corso degli avvenimenti. Avrebbe scelto uno di quei grossi cartoni che di solito accatastano tra i rifiuti dei supermercati, l’avrebbe riempito il più possibile, poi l’avrebbe sigillato con del nastro adesivo e per finire lo avrebbe anche legato con lo spago. Ma poi aveva pensato che quel cartone polveroso e preda dell’umidità avrebbe avuto un brutto impatto estetico sul catalogo dei suoi ricordi.

Allora aveva deciso di sostituirlo con una brillante scatola di plexiglas, di quelle trasparenti e dall’aspetto leggero che piacciono tanto agli architetti e ai designer; in questo modo la sua memoria avrebbe assunto l'aspetto sintetico e glaciale di certe opere d'arte contemporanea. Avrebbe acquisito dignità ed eleganza. Sarebbe apparsa come una ricca e affascinante collezione di oggetti vintage, come quelle scarpe e quelle borsette delle nonne che ormai fanno schifo anche a loro ma che indossate dalle nipoti con un abitino trendy le rendono delle ultrafiche. Però non voleva nemmeno regalare questo aspetto così intrigante alla sua memoria, perché sarebbe diventata una potente insidia: il plexiglas, anche se freddo e asettico, avrebbe trasformato i ricordi in una raccolta di reliquie da contemplare, e l’unica cosa che desiderava era non contemplarla mai più.

Aveva fame e si diresse verso il frigorifero. Fu tirando fuori quel pacchetto smilzo di carne senza vita, confezionata in modo da far passare la fame anche a un lupo, che pensò all’unica soluzione possibile: il sottovuoto.

Una scoria d'amore